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Sequestro cantiere Fosso Tre Fontane: salgono a sei gli indagati

Sei avvisi di garanzia per falso ideologico, danno ambientale e violazione delle norme paesaggistiche. Indagati tre dirigenti comunali, il presidente e due dirigenti del consorzio di costruttori

Foto gruppo fb Stop I-60

Non ci sono soltanto i tre dirigenti del Comune di Roma ad essere indagati, nella vicenda che ha portato al secondo sequestro del cantiere I-60. “Ci sono 6 indagati per falso ideologico, danno ambientale e violazione delle norme paesaggistiche” apprendiamo infatti da una nota inoltrataci dal Corpo forestale dello Stato. Gli avvisi di garanzia sarebbero dunque stati inoltrati a  3 dirigenti del Comune di Roma, come già annunciato in mattinata, ma anche al presidente ed a due dirigenti del consorzio dei costruttori.

L'OPERAZIONE - Il sequestro preventivo dei circa 3 ettari adiacenti al Parco regionale dell'Appia Antica, è stato portato a compimento dal personale del Corpo forestale del comando stazione di Roma e dell’Ispettorato generale su delega della Procura della Repubblica di Roma, pm Roberto Cucchiari e Antonio Calaresu. Non si tratta dei primi sigilli, per l’I-60. “Questa operazione segue il sequestro di un'area di circa 26 ettari gia' eseguito lo scorso novembre dalla Forestale nel Parco dell'Appia Antica, per danno ambientale e violazione dei vincoli paesaggistici, ambientali, forestali ed urbanistici”leggiamo nella nota. L’operazione, ebbe anche un’altra conseguenza:  “la sospensione dei lavori della Tenuta di Tor Marancia, all'interno dell'area naturale protetta a sud della Capitale, a causa dell'alterazione del paesaggio rurale e forestale”.

UN'OASI PAESAGGISTICA - Rispetto al primo sequestro,  quello del novembre scorso, “a essere coinvolti furono il committente delle opere, il progettista, il direttore dei lavori, l'esecutore materiale degli interventi e il responsabile unico del procedimento”. Per ciò che concerne il sito del Fosso delle Tre Fontane, la Forestale non ha dubbi nel definirlo “un'oasi testimone del paesaggio agrario naturale romano che conserva ancora un ecosistema interessante sia per la fauna che per la flora, tra via Ballarin e via di Grotta Perfetta – spiega la nota, in cui si aggiunge che il sito – è stato parzialmente interessato da movimenti di terra collegati ad un esteso piano di lottizzazione che riguarda l'area”.

L'INTERRAMENTO DEL FOSSOTornando ai motivi che hanno determinato il sequestro preventivo di questa mattina, apprendiamo che “i Forestali, grazie agli accertamenti effettuati sul posto ed allo studio condotto su rilievi aerofotogrammetrici, estesi anche all'esame di documentazione storica risalente agli Anni 50 del secolo scorso, hanno  potuto dimostrare come i lavori di movimento terra abbiano effettivamente interessato anche l'alveo del Fosso delle Tre Fontane”. “Decisivo” per la riuscita dell'operazione, risulta esser stato anche il supporto del gruppo Analisi immagini operative del Centro informazioni geotopografiche dell'Aeronautica militare”.

IL RIPRISTINO DEI LUOGHI - Il fosso, come tante volte sottolineato in splendida solitudine dal Presidente Municipale e dal suo attuale Assessore all’Urbanistica Massimo Miglio, così come dal M5S praticamente presso tutte le sedi istituzionali, era però vincolato. Vale la pena ricordare, pertanto, che  “La Procura di Roma ha affidato alla Forestale il controllo della bonifica e del ripristino dello stato naturale dei luoghi, da parte dei responsabili dei lavori. Le indagini  - conclude la nota - proseguono per appurare eventuali altre violazioni alla normativa urbanistica e paesaggistica”.

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