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Ostiense: “Doloroso veder massacrare gli studenti che manifestano”

Angelucci,Capogruppo di SEL, commenta la recente repressione contro gli studenti: "Che paese è mai questo che reprime in modo selvaggio adolescenti che non avevano altro fine che andare a gridare la scuola pubblica è un bene comune?"

Le manifestazioni studentesche di mercoledì 14, stanno producendo degli strascichi, anche in seguito alle immagini diffuse dai media, sulle quali vale la pena soffermarsi.

IL DIRITTO DI MANIFESTARE. Ciò che particolarmente sembra aver colpito l’attenzione dell’opinione pubblica, è stata la dura, in alcuni casi anche gratuita repressione messa in campo dalle forze di polizia. “Gli studenti massacrati, mentre rivendicano ciò che è sancito dalla nostra carta costituzionale negli art. 9 e 34,  sono le nostre figlie e figli e vederli in quelle condizioni è stato molto doloroso per tutti i genitori che credono nel valore alto e insostituibile della scuola pubblica – ci fa sapere la Capogruppo di SEL al Municipio XI, sollecitata sull’argomento -i ragazzi sanno quello che fanno, manifestare  e protestare con decisione contro le politiche ‘ruba futuro’ di un governo senza scrupoli è un diritto sacrosanto”.

PASOLINI E GLI STUDENTI. Gli scontri tra forze dell’ordine e studenti, soprattutto quando le violenze degli uni e degli altri raggiungono livelli parossistici, portano a schierarsi, spesso in maniera dicotomica. Ed in una maniera che potremmo definire manichea, si individuano i buoni ed i cattivi. Come fece, in una celebre poesia decisamente abusata, Pier Paolo Pasolini, commentando gli scontri, tra studenti e gli  agenti di polizia, fuori la facoltà di Valle Giulia nel lontano1968.“Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti! – scriveva, appunto Pasolini, in una poesia pubblicata su l’Espresso - Perché i poliziotti sono figli di poveri”. Una scelta di campo, motivata da ragioni di carattere socio economico, che partiva dalla considerazione che, gli studenti, erano espressione di un milieu piccolo borghese; mentre i poliziotti erano i figli degli operai e dei contadini.


UNA DIVERSA CHIAVE D'INTERPRETAZIONE. Le immagini diffuse negli ultimi due giorni, però, difficilmente possono continuare ad essere interpretate secondo una chiave di lettura che presupponga uno scontro di classe, come nella poesia di Pasolini. Quello che maggiormente ha colpito infatti, è stata la brutalità di una parte delle forze dell’ordine, protette sotto caschi che rendono irriconoscibili gli autori di tali gesti, contro ragazzi spesso neppure maggiorenni. E questo ha prodotto, rispetto ai fatti contestati,  una diversa interpretazione che, abbandonando il vecchio crinale delle considerazioni ideologiche, si è attestata ad un livello empatico. I sentimenti dei genitori preoccupati per i propri figli, hanno di gran lunga superato chiavi di lettura, retoriche e fuori contesto, di chi continua a citare Pasolini. Come di chi insiste a  ricordare quanto guadagni un poliziotto, considerazione anche poco calzante, se la si inquadra entro una cornice economica che sta condannando, io giovani tra i 18 ed i 24 anni, ad un livello di disoccupazione mai conosciuto in precedenza.

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DOLOROSO VEDER MASSACRARE GLI STUDENTI. “Questa protesta è un fiume in piena,  la forza che ha in sè è enorme, il governo e un certo tipo d' informazione cercano di deviarla su percorsi sbagliati, ma se sostenuta anche dai docenti e dalle famiglie – fa notare Paola Angelucci - può rappresentare ciò che in questo stato si è perso da troppo tempo: la dignità di un popolo che non è più disposto a sopportare umiliazioni e sopraffazioni. E’ doloroso veder massacrare gli studenti che manifestano e, dal mio punto di vista – conclude la Angelucci indirettamente confermando un rovesciamento, in chiave empatica e non più classista, dei fatti contestati -quello che mi ha turbato di più è tutta quella violenza accanita esercitata su persone tanto giovani...”.
 

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