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Casale Grotta Perfetta: “Protesta solo il centrodestra”

La Giunta Municipale, nel ricostruire la vicenda del Casale di via di Grotta Perfetta, attraverso una nota ha spiegato che "le ACLI si sono dissociate da qualsiasi forma di protesta"

Stamattina un gruppo di operatori che lavorano all’interno del Casale di Grotta Perfetta, è sceso in piazza. E davanti all’assessorato capitolino alla famiglia, uno di loro si è incatenato ad un palo, per protestare contro la richiesta di lasciare la struttura. Un gesto estremo, quello inscenato in via Capitan Bavastro, che nasce dalle tensioni derivanti la gestione della struttura di Tor Carbone-Fotografia.

IL CASALE E LE ISTANZE DEL TERRITORIO  - A proposito dell’edificio in questione, il Presidente Catarci e l’Assessore Marotta, hanno ricordato che “doveva ospitare attività ricreative di quartiere, come esplicitamente riportato nella Convenzione tra il Consorzio di costruttori che l’ha ristrutturato ed il Comune di Roma. Invece l’ex Giunta Alemanno – hanno ricostruito la vicenda Catarci e Miglio – lo ha affidato all’Agenzia capitolina per le Tossicodipendenze, poi ha commissionato la custodia del bene a due associazioni ‘amiche’ scelte senza nessuna procedura pubblica, remunerandole con 20.000 euro ciascuna, infine vi ha installato una Comunità giovanile, costata alle casse capitoline 135.000 euro, ignorando l’esistenza di un ‘Centro di Aggregazione giovanile’ pubblico, aperto da anni, consolidato e molto frequentato, situato a poche centinaia di metri di distanza.”

CENTRI D'AGGREGAZIONE - Dunque, due centri di aggregazione  con funzione simile, Tetris a Roma 70 e Casale Rosati a Tor Carbone,  secondo il Municipio rappresenterebbero una sorta di doppione. Ma c’è anche un altro tipo di sottolineatura che il Presidente Catarci da tempo e più recentemente l’Assessore alla Cultura Marotta stanno cercando di portare alla luce. Quella del Casale Rosati, secondo i due sarebbe poi il frutto di “una brutta storia, fatta di arroganza, disinteresse per la collettività e sperpero di denaro pubblico, terminata formalmente lo scorso febbraio con la scadenza dell’affidamento ma in realtà ancora da archiviare.  L’Asi Ciao, una delle Associazioni che hanno gestito la Comunità per circa due anni, rifiuta di uscire e chiama a raccolta quella destra capitolina a cui è legata, che a sua volta sfodera bugie e mistificazioni a difesa di una delle piccole e squallide clientele di cui si è resa protagonista negli ultimi anni. Al contrario le Acli provinciali, l’altro soggetto gestore, hanno preso atto della conclusione del servizio e si sono dissociati ‘da qualsiasi forma di protesta o di rivendicazione che sta assumendo i toni della strumentalizzazione politica’ -  a riprova di questa considerazione va detto che la protesta in via Capitan Bavastro, non era portata avanti dalle Acli -  Insomma, soli e smascherati dalla presa di posizione delle Acli provinciali, gli esponenti di Asi Ciao non rinunciano a tenere in ostaggio illegittimamente la struttura ed a creare tensioni, mentre nel quartiere cresce l’indignazione a ricordare che la decenza è stata superata.”

IL FUTURO DEL CASALE - Sull’utilizzo della struttura, Catarci e Marotta chiariscono che “al Casale si prevede di trasferire alcuni servizi di rilevanza comunale di contrasto alla violenza sulle donne e di riservare spazi a realtà territoriali da selezionare in forma trasparente, attraverso un bando pubblico. Si è già aspettato fin troppo, senza esitare un momento di più si avvii il nuovo corso e si metta finalmente a valore sociale la struttura.”

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