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Garbatella: piace l’idea di riformare l’ATER

La proposta di InquiliniAter, recentemente ripresa anche da Zingaretti, raccoglie consensi. Alzetta (Action): "La semplificazione amministrativa è una strada da perseguire"

Si torna a parlare di emergenza abitativa e delle realtà che, preposte a contenere il fenomeno, faticano nell’ottemperare al proprio compito. Recentemente, l’associazione InquiliniAter, presieduta da Alberto Voci, ha presentato una proposta di riforma dell’agenzia, che prevede la soppressione delle direzioni territoriali, con i relativi consigli d’amministrazione. L’idea, che prevede una riduzione dei costi tale da consentire, in cinque anni, l’acquisto di 100 nuovi alloggi, è piaciuta anche al candidato alla Regione Lazio Nicola Zingaretti, che l’ha fatta propria.

I PROBLEMI DELL’AZIENDA - Ne abbiamo parlato anche con altri referenti istituzionali che, nell’ambito delle proprie competenze, si sono confrontati con l’ex IACP. “L’ATER così com’è non funziona – premette subito Catarci -  Nel passaggio da istituto ad agenzia non ha migliorato le cose, anzi le  ha peggiorate. C’è stato un momento, nella seconda parte della gestione Petrucci, in cui c’è stato un piccolo tentativo di risanamento economico, ma è durato poco. In realtà L’ATER continua ad essere questo carrozzone che non riesce a fornire risposte, né agli inquilini attuali, ne ai tanti che avrebbero necessità di case popolari, di politiche di reintegro, poiché non riesce neppure a controllare chi sta nei suoi appartamenti. A tal proposito ogni tanto scoppia uno scandalo relativo a chi casa già ce l’ha e quindi la sottrae a chi ne ha bisogno davvero”.

ALTRE DIFFICOLTA’ - Ma i problemi dell’Azienda, non sono soltanto quelli appena elencati. “ Tra le altre novità che recentemente abbiamo registrato c’è stata la chiusura delle sezioni territoriali, che ha sottratto dei referenti storici per gli inquilini; oppure l’iniziativa intrapresa con la guardia di finanza, per stanare tanti inquilini che facevano doppie dichiarazioni, una al fisco e l’altra all’agenzia per avere diritto ad un appartamento. Purtroppo – evidenzia il minisindaco Andrea Catarci (Sel) - dopo l’impegno iniziale, anche questa novità si è tradotta  in un nulla di fatto. Questo è il quadro ATER oltre ai vari progetti che andrebbero portati avanti, come nel caso dello smaltimento di amianto”.

LA NECESSARIA SEMPLIFICAZIONE - Sulla proposta avanzata da InquiliniAter e ripresa dal candidato alla presidenza del Lazio, Catarci riconosche che - Una riforma è necessaria,  anche se io non ho gli strumenti per affermare che quella accettata da Zingaretti sia quella giusta. Sicuramente serve una semplificazione, sicuramente serve risparmiare sulle strutture burocratiche e sulle cariche, sicuramente bisogna migliorare sull’operatività e sulla capacità di affrontare tanti problemi con capacità di risolverli – ragiona il presidente del Municipio XI - Da quello che capisco la riforma preannunciata può dare un contributo in questa direzione, poi serviranno gli uomini giusti per farla vivere perché un buon cambiamento necessita anche delle persone adeguate per renderlo il più proficuo possibile. Però ovviamente guardiamo con interesse e con aspettativa alla possibilità che l’ATER possa migliorarsi nel rapporto con i cittadini ed i territori”.

LA SPARTIZIONE POLITICA - Sul proposito di accorpare le tante direzioni regionali, arrivando a tagliare 6 consigli d’amministrazione ed altrettanti presidenti, oltre che 44 consiglieri e 30 dirigenti, abbiamo chiesto anche al Consigliere Comunale Andrea “Tarzan” Alzetta (Action) “La semplificazione amministrativa è una strada da perseguire – ha riconosciuto Alzetta - Perché dietro ai consigli d’amministrazione ci sono le nomine dei partiti, ci sono le nomine dei sindacati e dei poteri intermedi che riguardano i livelli dell’amministrazione e che non comportano una maggiore efficienza, ma semplicemente determinano una maggiore spartizione”.

LE MANCATE RISPOSTE - Sulla lottizzazione, Alzetta ha le idee chiare “ Rispetto a questo, basta dire una cosa: in Regione esistono 272 centri di costo autonomi cioò significa che concretamente chi lavora lì dentro si mette d’accordo per gestire le cose, fuori dalla dinamica democratica dell’aula. Ci sono veri e propri centri autonomi di potere gestiti quasi sempre dalle stesse persone, nominati dai partiti, che magari stanno lì da 20 o 30 anni e che poi producono gli appalti al massimo ribasso, facendo dei regali alle ditte degli amici degli amici. Con questo sistema i soldi pubblici,  che ci sono, vengono mangiati dalla burocrazia invece di dare risposte complete sulla qualità dei servizi e sulla possibilità di abitare decorosamente questa città” fa notare il Consigliere di Action. In definitiva, la proposta continua a raccogliere consensi. Ma per essere implementata, avrà bisogno di effettuare un passaggio necessario, dal mondo associativo a quello politico. Uno step per nulla scontato, ma che, se si vuole dare risposte ad un’emergenza abitativa che nella Capitale è sempre più cogente, si rende indispensabile.

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