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Basta operazioni pubblicitarie come Tiberis: ecco come rilanciare il Tevere

Per superare le pastoie burocratiche e respingere tentazioni commerciali, un gruppo di volontari lavoro da due anni al contratto di fiume. Marcucci (Mdp): "Il Tevere è una risorsa naturale da valorizzare, la spiaggia sotto Ponte Marconi non serve"

Una discarica sul Tevere: foto d'archivio

Ci sono vari attori istituzionali che lavorano per trasformare il Tevere  in una risorsa. Ma ci sono anche comitati, associazioni, università, che desiderano offrire il proprio contributo. Insieme operano nel cosiddetto contratto di fiume  "una sorta di patto sociale volontari che lavora sul coinvolgimento ed in tal modo semplifica il dialogo tra i vari soggetti che ne fanno parte" ha spiegato a Romatoday Cristiana Avenali che, in Regione Lazio, dirige proprio l'ufficio di scopo sui contratti di fiume.   

Il confronto sul destino del Tevere

La strada per la valorizzazione del Tevere è quindi legata al confronto. Ma il dialogo, rispetto a quanto accade in altre regioni, è partito solo da pochi anni. E prosegue attraverso incontri come quello che, a fine maggio, si è svolto al Macro di via Nizza. "In quell'appuntamento sono intervenute tutte le parti in causa nel contratto di fiume, quindi il Comune con il dipartimento urbanistico e l'ufficio speciale per il Tevere – racconta Samuele Marcucci (Mdp/Art 1) consigliere di maggioranza nel Municipio VIII – c'erano inoltre le università, le associazioni ed i comitati interessati. Come Municipio abbiamo partecipato al tavaolo Tevere Sud". Nel quadrante compreso tra Marconi e San Paolo, è in atto un vivace dibattito su quali siano le modalità migliori per rilanciare il fiume.

Superare Tiberis 

"Personalmente ritengo che possiamo raggiungere un risultato importante per l'ansa di Valco San Paolo-Ponte Marconi – premette Marcucci – però occorre superare le operazioni pubblicitarie come Tiberis ed andare finalmente a sfruttare il Tevere come risorsa naturale della Capitale. Senza cemento e senza interventi invasivi, vogliamo che il fiume possa tornare ad essere vissuto dai romani e dai turisti ogni giorno". L'intenzione va poi calata nel contesto pratico. Per ora i tentativi che sono stati messi in campo, si sono rivelati effimeri. Anche perchè si sono legati principalmente alla stagione estiva.

Un ritardo da scontare

"In Europa ci sono fiumi che tornano ad essere balneabili e recentemente, a Basiliea, sono stati presentati esempi di cinque città che hanno appena raggiunto questo risultati. Noi stiamo indietro e scontiamo delle difficoltà di programmazione, ma vogliamo mandare un segnale" fa sapere Paola Cannavò, segretaria del Contratto di Fiume Tevere – e per questo stiamo lavorando alla redazione di un piano di assetto".

Il rischio alluvioni ed esondazioni

Il necessario piano di assetto

Come avviene anche per le aree verdi, il piano è una sorta di stella polare che indica un percorso da seguire, le azioni da mettere in campo. "Il piano d'assetto è un patto che si fa tra amministrazione e cittadini – spiega Cannavò – poi infatti va approvato dai vari livelli istituzionali. Ma è quello che serve perchè è lo strumento urbanistico che indica anche quale sia la destinazione d'uso di un'area". E quindi che definisce, ad esempio, se una banchina va utilizzata come spiaggia estiva o se invece deve avere un'altra funzione. Ma è anche attraverso questo strumento che si possono superare le difficoltà registratesi nella gestione del "Parco del Tevere".

Piano d'assetto: utilità e tempistica

Inaugurato da Marino il Parco del Tevere, ha vissuto stagioni complicate. "In quel caso, per molto tempo, – sottolinea Cannavò – è mancata la chiarezza su chi dovesse mantenere l'area". Il  piano d'assetto contribuisce a superare anche questo gap. "Il nostro obiettivo è di completarlo entro giugno, massimo inizio di luglio" conclude la segretaria del contratto di fiume. Poi dipenderà dalle istituzioni ratificarlo e metterlo in pratica. In sua assenza le azioni per la valorizzazione del fiume restano occasionali e, soprattutto, stagionali. Com'è nel caso di Tiberis, la spiaggia sotto Ponte Marconi.

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