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I Rom nel Municipio VIII (ex XI): le politiche per l’integrazione ed il problema del mercato di Valco San Paolo

Il Presidente Catarci commenta ad ampio raggio il Piano Nomadi capitolino, soffermandosi poi sull'insediamento vicino a Valco San Paolo e sul problematico mercatino che si realizza in zona

Il Municipio VIII (ex XI) non presenta, al suo interno, dei veri e propri campi nomadi. Tuttavia, la presenza di Rom e Sinti, da vicolo Savini a vicolo Salvi, passando per l’utilizzo temporaneo dell’ex fiera di Roma, è stata quasi una costante nel territorio. Ne abbiamo parlato con il Presidente municipale Andrea Catarci (SEL), che ha inquadrato l’argomento partendo da una premessa generale sul Piano Nomadi. “In questi anni, il sindaco Alemanno – ha ricordato Catarci - aveva millantato interventi strutturali, non certo in termini di accoglienza, quanto piuttosto con misure repressive e di confino, con cui, attraverso il cosiddetto Piano Nomadi, millantava che avrebbe risolto la questione dei Rom, ovvero di circa 7mila persone che vivono a Roma. Per questo Piano Nomadi ha avuto a disposizione  oltre 30 mln di euro dall’Europa, da fondi nazionali, dal patto Roma Sicura, e con questi soldi è riuscito a fare un solo campo nuovo, quello a La Barbuta ed  a rendere invivibili gli altri, compresi quelli che avevano buona qualità in termini di accoglienza e di rapporto col territorio circostante, come nel caso eclatante del vicino Campo di Via Candoni, nel Municipio 15: nato per 300/350 persone, ad oggi ne ospita oltre mille”.

Il ragionamento di Andrea Catarci, si è spostato poi sulle modalità di implementazione del Piano Nomadi. “Oggi i campi esistenti a via di Salone, a Castel Romano ed a via Candoni sono delle mine che possono esplodere dentro e fuori. Se ammassi mille persone dove dovrebbero starcene 300 o 500 è evidente che si creano problemi che non possono essere risolti militarizzando il controllo, attraverso strutture e cooperative ben pagate. Con quei 30 mln a disposizione non si è investito in percorsi di integrazione sociale, scolastica e lavorativa, ma sono stati spesi per fari muri, per pagare diverse cooperative di vigilanza. Ed il risultato è che il sindaco, sulla questione dei Rom, ci consegna una città peggiorata rispetto a prima”.

Planando sul territorio, e sulla presenza di Rom e Sinti all’interno del Municipio VIII ex XI, Catarci ricorda, oltre “all’utilizzo improprio dell’ex fiera di Roma, adibita a deposito per le emergenze sociali” , la situazione in cui si trova l’area a ridosso di Valco San Paolo. “Vicolo Salvi – strada adiacente al celebre 'edificio paesaggio' - è un micro insediamento, non un campo nomadi,  che consta di casette ristrutturate dai Rom stessi e nel tempo ha mostrato anche situazioni di positivo inserimento scolastico. E l’educazione dei bambini è necessaria per garantire miglioramenti, in fatto di integrazione, di qualsiasi gruppo sociale”.

Ma c’è una questione che, più di altre, caratterizza l’area di Valco San Paolo, tante volte denunciata. Un degrado che sembra invincibile e che sembrerebbe esser causato da un mercatino abusivo che lì vi si svolge.  “Intorno alla vicenda del mercato  - ci informa Catarci - invece si sta verificando una separazione netta tra il quartiere e l’insediamento. E’ evidente che  non tutti coloro che abitano a vicolo Salvi facciano il mercatino, ma è altrettanto evidente che ci sono delle persone di quell’insediamento che ne fanno parte. Un insediamento che abbiamo difeso, anche perché sono stati sempre attenti al rapporto con il quartiere, senza creare mai reali problemi di convivenza. Dentro questa situazione del mercato abusivo che va avanti ormai da due anni e mezzo, si sta però consumando una netta separazione. Quel mercato è oltremodo indecente, e non solo per una questione di autorizzazioni, ma anche perché non crea integrazione. E’ un ghetto, crea un’economia tutta sommersa a beneficio di qualche persona, poiché si affittano postazioni e c’è merce di dubbia provenienza”.

Qualche tentativo di arginare il mercato abusivo di Valco San Paolo, in verità è stato compiuto.  “Da due anni e mezzo chiediamo alla Giunta Capitolina di togliere questo mercato che non è un elemento di integrazione, ma crea attrito rispetto ai percorsi finalizzati all’inclusione. Dopo tante lettere, e aver ottenuto per un periodo l’intervento della municipale che è riuscita ad impedire che venisse montato il mercatino;  dopo che ci siamo visti di nuovo negare gli straordinari,  da ultimo abbiamo fatto una lettera, il 17 aprile 2013, al comandante Buttarelli ed al sindaco Alemanno, in cui abbiamo denunciato la ripresa dell’attività aggravata dalla presenza di una struttura fissa adibita a bar, ovviamente  abusiva come tutto il resto,  con tanto di frigoriferi e di bagni chimici. Si tratta di una struttura che  fa pensare anche a  qualcosa di organizzato e con tante vicinanze all’interno di ambienti anche insospettabili.  Aggiungo – conclude il minisindaco, ricandidatosi alla Presidente del Municipio VIII con Roma Bene Comune – che  là di fronte  a dove si svolge il mercatino, c’è un’area di pertinenza di  Lazio ADISU e ROMA TRE, che devono aprirvi un cantiere. In questo caso stiamo vivendo una farsa incredibile: la Polizia interviene e dice che non si può cantierizzare quell’area perché lì c’è un mercatino. Stiamo alla follia. Oggi  stesso convoco una riunione con ROMA TRE, Lazio ADISU e chiamerò anche la Polizia ed i Vigili Urbani, perché la Polizia ci deve spiegare in base a quali carte, a quali documenti che hanno visto, risulta che lì ci deve stare un mercatino”.

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