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Profughi e degrado: alla stazione Ostiense scene di ordinaria disperazione

In un'area della stazione Ostiense, nei pressi dell'ex Air Terminal, esiste da mesi una tendopoli di profughi afghani, rifugiati politici e richiedenti asilo: fuggiti da una guerra, vivono in condizioni igieniche disastrose

La tendopoli alla stazione Ostiense

A pochi passi, scherzi del destino, c'è un grande negozio di giocattoli, ma solo qualche ragazzino, ogni tanto, esce dalle tende per fare un giro tra i balocchi e sognare un po'. Nessuno ha voglia di giocare nell'accampamento di profughi nei pressi della stazione Ostiense, dove da mesi, tra il binario 15 e piazzale 12 ottobre 1492, vivono decine di afghani.

Una piccola Lampedusa nel cuore di Roma, ai margini di uno degli snodi ferroviari più importanti della città. Così, mentre i treni e i pendolari vanno e vengono frettolosi, loro se ne stanno come disperati nelle tende da campeggio installate sotto un ponte dell'ex Air Terminal. Si tratta perlopiù di profughi provenienti dall'Afghanistan: ragazzi di 20 o 30 anni in maggioranza (ma ci sono anche dei minorenni), approdati in Italia per fuggire da un paese distrutto dalla guerra e costretti a vivere per strada, in mancanza di strutture adeguate per l'accoglienza. C'è chi proviene dai centri di accoglienza per richiedenti asilo, chi gode di di protezione internazionale per motivi umanitari e chi, rifugiato, è in attesa del riconoscimento del proprio status.

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Le condizioni igienico-sanitarie di questa sorta di tendopoli metropolitana sono disastrose: fuori dall'area dell'accampamento (una ventina di tende ad oggi) l'Ama ha installato una decina di bagni chimici che, malgrado l'autogestione e il senso di responsabilità degli "ospiti" che ne fanno uso quotidianamente, infestano l'aria circostante di un cattivo odore di urina. Tutt'intorno, nei pressi del binario 15 e dalla parte del piazzale, proprio sotto le coperte e i panni stesi al sole ad asciugare, ci sono rifiuti abbandonati e rovi che si arrampicano sulla cancellata che circoscrive la tendopoli. Dentro, invece, ci si arrangia. Alle 10 del mattino, molti ancora dormono nelle tende a tre posti fornite dalle associazioni che offrono un minimo di accoglienza ai rifugiati. Chi si sveglia, gli occhi gonfi e le ossa a pezzi, sgranchisce gli arti intorpiditi da un sonno non certo comodissimo e fa due passi all'esterno. Cercando risposte dal Comune, o forse dal mondo. "Da tempo abbiamo chiesto un incontro al vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso, ma finora non abbiamo avuto risposte", fa sapere Andrea Catarci, presidente del Municipio XI.

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