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Coronavirus, ad Ostiense niente cerimonia in ricordo delle vittime del Ponte di ferro

Le dieci donne che furono uccise per l'assalto al forno Tesei non riceveranno visite istituzionali. Nel 2019 sulla loro lapide l'omaggio dell'ambasciata tedesca e dell'Anpi.Il loro ricordo, quest'anno, è affidato alla rete.

Non ci saranno celebrazioni ufficiali. Come accaduto anche per le vittime delle Fosse Ardeatine, per evitare assembramenti, non verranno deposte corone di fiori neppure al Ponte di ferro.  A distanza di 76 anni dalla loro fucilazione, le dieci donne uccise per aver assaltato i forni, vengono commemorate solo in maniera virtuale. Rigorosamente a distanza, nel rispetto delle disposizioni mirate a contenere il contagio del nuovo Coronavirus.

Il messaggio

"Proprio un anno fa, insieme all'Ambasciata tedesca e all'ANPI, abbiamo reso omaggio alle donne del ponte – ha ricordato il minisindaco Amedeo Ciaccheri, postando la foto che ritrae l’appuntamento del 2019 - Nel solco dell'unione tra i popoli europei, segnati dal ricordo per il dolore e gli orrori superati dalle nostre comunità, l'unica eredità possibile sia quella di un impegno di solidarietà per il presente e il futuro”.

Una delle pagine più tristi, per il quadrante Ostiense e per tutta la città di Roma, suggerisce al presidente del Municipio VIII una riflessione in linea con il momento storico che si sta attraversando. “Oggi più che mai – ha sottolineato Ciaccheri  sulla propria pagina facebook -  è il tempo di ponti, fraternità e della consapevolezza ineludibile che apparteniamo a un destino comune”. 

Le vittime del Ponte di ferro

Furono dieci le donne trucidate al Ponte di Ferro. Erano “Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Pizzi, Arialda Pistoiesi, Silvia Loggreolo – ha ricordato Carla Di Veroli, già assessora alla Cultura nel Municipio VIII – erano ‘colpevoli’ di aver assaltato il vicino Forno Tesei nel tentativo di procurarsi quella farina e quel pane che i fascisti avevano sottratto alla popolazione per destinarlo ai soldati nazisti”.

La vicenda

Cos’accadde quel venerdì di Pasqua, lo ha ricostruito Marina del Monte sul proprio profilo facebook. Le donne di Ostiense, Portuense e Garbatella “avevano scoperto che il forno panificava pane bianco e che probabilmente aveva grossi depositi di farina. La folla cominciò a reclamare il pane, i cancelli del forno furono sfondati e le donne riuscirono ad entrare. Il direttore del forno, forse d’accordo con quelle disperate, lasciò che entrassero e che si rifornissero di pane e farina, ma qualcuno avvertì la polizia tedesca che arrivò quando le donne erano ancora sul posto. A quel punto i militi fascisti presenti chiesero l’intervento delle SS tedesche, che bloccarono la strada, molte donne riuscirono a scappare, ma dieci di loro furono prese, afferrate di forza, portate sul ponte e lì fucilate in fila, contro la ringhiera”. I loro corpi vennero lasciati lì, come monito alla popolazione, prima di essere trasferite in un luogo che, ad oggi, è rimasto sconosciuto. A distanza di settantasei anni, davanti la lapide che ricorda le dieci vittime, non saranno celebrate cerimonie. L'omaggio, questa volta, sarà solo virtuale.

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