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Trambus Open: dalla battaglia per la stabilizzazione a quella per la sopravvivenza

Continua l’occupazione dei lavoratori Trambus Open all’Assessorato alla mobilità. Teramo (Cobas):“Ha sbagliato il management. Ci sono tantissime famiglie che adesso rischiano di restare senza alcuno stipendio”

E’ iniziata stamane l’occupazione, da parte di alcune lavoratrici ed alcuni lavoratori Trambus Open, dell’Assessorato alla Mobilità di via Capitan Bavastro, alla Garbatella.
L'AZIENDA - “Trambus open è l’azienda principale che opera sui bus turistici, partecipata al 60 dal Comune – ci ricorda Domenico “Mimmo” Teramo, della Confederazione Cobas – E’ un gigante nel settore, ma negli ultimi anni la gestione è stata fallimentare tanto che il 2012 è stata chiuso con una perdita di 2mln di euro. Ma attenzione,  non perchè non ci fosse il business,  quanto piuttosto perché, a mio avviso – rimarca Teramo -  il management messo dalla Giunta ha intenzione di farla fallire, magari per dare spazio a tutti i competitor che stanno in giro”.

IL BANDO DI GARA - La situazione dell’azienda, ad oggi, è appesa ad un filo. O meglio, ad un bando di gara.  Il buco di bilancio ha portato alla liquidazione della società , riprende il rappresentante del sindacato di base -  ma aveva il mandato di risanare l’azienda e salvare i livelli occupazionali.  Prima che intervenisse il liquidatore c’è stata una gara per assegnare l’ abilitazione di questo servizio nel Comune di Roma. Tra i requisiti del bando – ricorda Teramo - veniva richiesto l’impegno dell’azienda a utilizzare autobus elettrici non inquinanti, ma i vertici di ATAC e Trambus Open non hanno preso in considerazione questa richiesta, sapendo che la loro offerta, di conseguenza, sarebbe andata fuori mercato. E’ come se avessero voluto partecipare al bando, sapendo di perderlo”.

IL RUOLO DI ATAC - Sul piano della rivendicazione sindacale, Teramo chiarisce il fatto che “Noi chiediamo che sia acquistato da ATAC il 40% dell’azienda, attualmente è in mano ad una società francese. Il grosso dei debiti di Trambus Open è proprio verso ATAC, che potrebbe usare questo suo credito, per riversare liquidità nella società. Se Trambus Open fallisce, c’è una perdita di esercizio e quei soldi, di conseguenza, non sono più esigibili. Mentre se viene risanata, Trambus può risollevarsi, perché è molto competitiva nel suo segmento di mercato. Considerando che mediamente un biglietto costa 15 euro  e che serviamo circa 700/800 mila turisti l’anno, i conti sono presto fatti”.

LA RICHIESTA DI UN RICORSO AL TAR - Sempre sul piano delle richieste avanzate, il sindacalista dei COBAS spiega che “oggi abbiamo occupato l’assessorato alla mobilità che ha gestito la vicenda della gara e stiamo aspettando di avere un incontro con i vertici ATAC e con  il neo Assessore capitolino alla mobilità. Però non ce ne andremo fintanto che non avranno risolto il problema, impugnando  al TAR quel bando, per una serie di profili di illegittimità. E comunque – incalza Teramo -  devono procedere a far diventare Trambus Open al 100 % dell’ATAC, perché l’unico modo di risanarlo. Qui ci sono oltre cento lavoratori, tra autisti amministrativi ed hostess”.

LA SALVAGUARDIA DEI POSTI DI LAVORO - I livelli occupazionali da garantire, non sono un problema di poco conto, per chi conosce la storia della Trambus e dei suoi dipendenti. “ La stragrande maggioranza dei nostri lavoratori sono donne, che hanno lottato per uscire dalla precarietà, perché nel 2007 erano tutte a partita iva. Vennero stabilizzate solo successivamente prima con la Quanta – un’agenzia di lavoro -  e poi internalizzandole. Inoltre, tra questi cento lavoratori e lavoratrici, ci sono molte coppie. Ed a settembre, quando la graduatoria provvisoria che ci vede quindicesimi, diverrà definitiva, intere famiglie potrebbero trovarsi senza alcuna forma di reddito. Quindi – conclude Mimmo Teramo - Non ce ne andremo senza un accordo scritto con cui garantiscono l’occupazione di tutti i lavoratori”.

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