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Municipio VIII e cultura: il piatto piange

Si torna a chiedere a Roma Capitale di mettere mano al portafogli, per trovare risorse necessarie alle politiche culturali, anche per "promuovere bandi territoriali e dar luogo ad assegnazioni trasparenti"

L’assenza di risorse da destinare alla Cultura, non rappresenta più una notizia. Da tempo i municipi romani, se vogliono avere la possibilità di promuovere attività nel settore, devono andarsi a cercare le risorse altrove. Roma Capitale ne ha sempre meno. Ma la tendenza  potrebbe cambiare. Almeno questo è l’auspicio del Municipio VIII.

LO ZERO IN BILANCIO - “Da anni le risorse destinate alle politiche culturali nei municipi hanno segnato un crollo vertiginoso, fino ad arrivare allo zero nel bilancio attuale” hanno ricordato il Presidente Catarci e l’Assessore alla Cultura Marotta. Di fatto, come spesso è stato osservato, le risorse vengono cercate presso enti diversi da quello capitolino, ricorrendo quindi a finanziamenti  a finanziamenti europei, nazionali o regionali.

LA TEORIA E LA PRASSI - “L'assessora alla Cultura Marinelli ha affermato di voler invertire la tendenza ed ha avviato un percorso di ascolto e di compartecipazione alle scelte con gli assessorati municipali in una serie di riunioni svolte di recente. Ora, se corrisponde al vero l'indiscrezione sulla presenza nel bilancio comunale di risorse da destinare a manifestazioni e attività culturali nella città – osservano Catarci e Marotta –  ha l'occasione per dimostrare che fa sul serio e che non intende limitarsi ad incontri e pacche sulle spalle, trasferendo immediatamente ai Municipi i relativi fondi e magari vincolando gli stessi Enti a promuovere bandi territoriali per dar luogo ad assegnazioni trasparenti”.

IL NECESSARIO DECENTRAMENTO - La forbice tra l’istituzione centrale e quella di prossimità, come s’intuisce anche da dichiarazioni come questa, sembra  essere abbastanza ampia. “ Si eviti di cercare qualche scusa  - incalzano infatti Catarci e Marotta - per mantenere la cabina di regia in quel Campidoglio da cui si vede una città sfocata anche rispetto alle esigenze dei quartieri in campo culturale. Di quel riflesso incondizionato per cui si parla di decentramento e contemporaneamente si fanno scelte centraliste – chiudono i due - davvero non c'è bisogno.”

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