Garbatella Today

Ardeatina: prosegue l’esperienza di EutOrto all'Istituto Agrario

Gli ex informatici di Eutelia, in cassa integrazione da due anni, continuano a coltivare 3mila mq di orto, concessi dall'Istituto Agrario. E con vanghe e falcetti, mantengono alta l'attenzione sulla loro vicenda

La storia dei lavoratori Agile, ex Eutelia, che a migliaia hanno perso il loro posto di lavoro, da tempo ha smesso di essere presente in azienda. L’occupazione, portata avanti pur continuando a lavorare senza stipendio, si è conclusa il 2 aprile del 2010. Da allora circa centinaia di informatici, solo nella capitale, sono finiti in cassa integrazione “ grazie all’intervento del Tribunale Fallimentare di Roma, che ha appurato come,  dietro alla cessione dell’azienda – spiega Gloria Salvadori, riferendosi al passaggio da Eutelia ad Agile di oltre 250 unità – si nascondesse un licenziamento collettivo”.

Da un torto nasce l'EutOrto. Gloria, insieme a Francesca, Maurizio, Luigi, Franca ed un’altra dozzina di lavoratori romani, ha però deciso di proseguire la propria lotta, testimoniando in conferenze, seminari, meeting in tutto lo stivale, la propria condizione di professionisti estromessi dal proprio lavoro. E lo hanno fatto, come ricorda Francesca “scegliendo di impegnarsi sul campo. In tutti i sensi”. Ed è così che, a luglio del 2010, da una felice intuizione, nasce, per riparare ad un torto, l’EutOrto. Un’esperienza condotta, fino ad oggi, da quasi venti informatici che, con cadenza regolare, si prendono cura di 3000metri quadrati messi a disposizione dall’Istituto Agrario Garibaldi, tra via Ardeatina e Grotta Perfetta.
“Mi ricordo che eravamo ad un presidio a Montecitorio – ricorda Francesca De Dominicis, che cura anche il sito dell’EutOrto-  quando leggemmo degli Orti Urbani della Garbatella. La cosa ci incuriosì e contattammo, via email, il Consigliere Provinciale Gianluca Peciola, che immediatamente si adoperò, aiutandoci a trovare questo terreno che è di proprietà della Provincia. All’inizio, poiché siamo tutti informatici, eravamo completamente inesperti e ci venne affiancato un tutor dall’Agrario.  Poi abbiamo montato la cancellata, l’irrigazione, la temporizzazione e subito abbiamo cominciato, scegliendo di portare avanti la nostra vertenza, stando insieme, appunto, sul  campo”.

Cresce l'impegno e si forma una rete. Oggi i tremila metri quadri dell’EutOrto sono un brulicare di attività, condotta con perseveranza da questo gruppo di indefessi professionisti, riadattatisi rapidamente al nuovo lavoro. Realizzato con serietà e dedizione, qualità che ovunque vengono loro riconosciute, e che ha consentito “di confrontarci con tante altre realtà,non solo a Roma - fa notare Francesca –  e che ha portato alla costituzione della rete Horto Urbis che si sta prendendo cura di un orto antico romano nel parco dell’Appia Antica, presso l’ex Cartiera Latina. Noi siamo confluiti in questa realtà, insieme agli Orti Urbani Garbatella, ai Giardinieri Sovversivi, ai Coraggio, ai Fermenti di Terra, per restituire alla cittadinanza, piantando alberi e piantine, l’area di via Appia 42”.
Un impegno costante, quello dell’EuTorto, che si configura come un lavoro vero e proprio con turni regolari e divisione dei terreni.

L'orto zen del tecnico informatico.“Io ho circa 120 metri quadrati, sei aiule, larghe 80 cm ciascuna e lunghe circa 19 metri – spiega Maurizio, con un passato ultra trentennale di informatico – e sto coltivando carciofi, cipolle, scalogno, piselli di due qualità, la mezzalama che è un semirampicante ed i piselli nani. E poi sto mettendo le nuove colture dell’estate: insalate, pomodori, zucchine romanesche, aglio e carote” .Non male per una persona che è stata impiegata, nel settore informatico dal ’74 “quando i grandi calcolatori  occupavano garage interi, ed un disco da 200 Mb era come una lavatrice”. Maurizio, che ha trasformato a detta di tutti il suo terreno in un orto zen “forse perché ci tengo particolarmente, lo diserbo a mano e soprattutto in inverno – riconosce schermendosi -  sembra un’aiuola fiorita” viene qui con un motivo preciso “Questa esperienza mi serve innanzitutto per tenere occupata la mente. Passare la maggior parte del tempo qui, come se fosse un lavoro,mi consente di non pensare. Altrimenti mi ridurrei a stare dentro casa, a vedere la televisione con tutte le conseguenze del caso”.


Un antidoto alla solitudine.Una motivazione che, evidentemente, è un denominatore comune “Uno dei grossissimi problemi che comporta la cassa integrazione, con l’uscita dal mondo del lavoro, è la solitudine- spiega Luigi, un altro informatico dell’EutOrto -  Quindi, oltre alla soddisfazione di vedere crescere le piantine – dice indicando una serie di ortaggi e di piante aromatiche che farebbero invidia ad un vivaio – al piacere di imparare i ritmi improcrastinabili della natura, c’è anche questo aspetto, fondamentale, legato alla socialità”. Una conquista importante “che è il risultato – conclude Gloria, un attimo prima di rituffarsi nell’orto – della nostra voglia di non chinare la testa. Sperando che serva anche ad altri”.
 

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