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Fosso delle Tre Fontane, il braccio di ferro continua: "Il Comune da che parte sta?"

In attesa della sentenza del Tar sul presunto interramento del Fosso delle Tre Fontane, si fa largo la proposta di annullare la convenzione urbanistica. Catarci: "Anche se continuiamo a notare ambiguità da parte del Campidoglio, noi andiamo avanti"

La partita che deciderà le sorti del quadrante di Grottaperfetta ancora non si è conclusa. Il Tar del Lazio infatti ancora non si è espresso in merito al ricorso presentato dal Comitato Stop-I60. I cittadini contestano il recente interramento del Fosso delle Tre Fontane.  Il suo ripristino, comporterebbe un sostanziale cambiamento nella convenzione urbanistica. Tradotto, si avrebbero meno cubature da edificare. L’interramento del fosso però, per il Consorzio di costruttori ed in passato anche per l’ex Assessore all’urbanistica Gianni Caudo, è avvenuto trentacinque anni fa. ci sarebbero "fasce di tutela"  che, la presenza di un bacino idrico in superficie, impone invece doi rispettare.

“Le novità su fosso sono due. La prima riguarda una recente udienza del TAR – racconta Andrea Catarci, ex Presidente del Municipio VIII – la seconda invece è legata ad una richiesta che sarà presto discussa in Consiglio municipale: chiediamo di annullare la Convenzione urbanistica dell’I60. Questo perché noi andiamo avanti,nonostante le incongruenze del M5S e del Campidoglio”.

IL PROCESSO – “L’avvocatura capitolina dimostra di aver recepito tutte le criticià che, come Municipio VIII, abbiamo avanzato in questi anni. Parlo degli atti amministrativi che avevamo prodotto e che avevano portato al sequestro di parte del cantiere ed alla richiesta di ripristino del fosso – ricorda Andrea Catarci – se dunque è positivo l’atteggiamento dell’avvocatura capitolina, lo stesso non possiamo dire del Dipartimento Urbanistica (PAU) che ha realizzato una variante al progetto su richiesta del Consorzio. Di questa variante però, di cui si è avuta notizia nell’ultima udienza del Tar, non si è dato conto all’Avvocatura. Quindi continua ad esserci quest’incongruenza nell’azione del Comune”.

LE RICHIESTE - Al netto di una sentenza che il Tar non ha ancora emesso, a livello locale si sta continuando a tenere accesi i riflettori. Nel quadrante stanno infatti per arrivare 400mila metri cubi, 32 palazzi frutto in gran parte della compensazione derivante dalla realizzazione del Parco di Tor Marancia. “Noi andiamo avanti, ed infatti abbiamo presentato un Consiglio municipale  un nuovo documento. Chiediamo tre cose: di porre fine, in attesa della sentenza del Tar, ai lavori che il Consorzio sta realizzando nell’area del fosso. Poi puntiamo a ribadire la necessità di rispettare le tutele ambientali e storico paesaggistiche, previste per il fosso, per i sei casali vincolati e per i ritrovamenti archeologici. Infine –non meno importante – proponiamo di annullare la convenzione urbanistica attuale. La Giunta quest’atto già lo ha bocciato. Vediamo ora come si comporta il Consiglio. Se non passa però – sottolinea l'ex Minisindaco - il MoVimento dovrà render conto di non aver fatto nulla per contrastare il più grande cantiere di edilizia residenziale presente dentro il Raccordo Anulare”.

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