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Fermare l’I-60: “Tutte le strade rimangono aperte”

Dopo la sentenza del TAR che non ha accolto il ricorso per "tardività rispetto ai termini legali", i cittadini si riorganizzano. Restano sul piatto ancora sei strade da battere, ma servono "coraggio e pazienza"

Non si sono lasciati abbattere dalla sentenza del TAR. Il rigetto del ricorso presentato dai cittadini “per ‘tardività dell’impugnativa rispetto ai termini legali di decadenza” non ha spento le velleità dei residenti contrari all’I-60. Al contrario, sembra ora che ci sia la voglia di rinserrare i ranghi, dal momento che “il collegio giudicante non è  entrato nel merito della questione, né ci ha imputato le spese di giudizio”. Ne consegue che “rimane un ampio spazio di manovra per qualsiasi azione si voglia fare”.

ALCUNE POSSIBILI AZIONI - In particolare il Comitato Stop I-60, ha individuato sei strade da seguire. La pista che porta al Ricorso al Consiglio di Stato è la prima. C’è poi “la strada relativa alla illegittima occlusione del fosso delle Tre Fontane, che nel primo ricorso non è stato preso in considerazione, con la delibera regionale che toglie il vincolo, da impugnare”. C’è poi “c’è in piedi l’azione penale, sia per il parco di Tormarancia che per lo stesso fosso, per i casali e il monumento romano abbattuti”.

IL RUOLO DEL MIBAC - Da non sottovalutare la recente apertura del MIBAC. “Il Ministero dei Beni culturali ha riconosciuto l’esistenza del vincolo – leggiamo in un comunicato diramato dal Comitato Stop I60 -  e questo sicuramente comporterà una revisione del progetto”. Proprio in virtù di questo riconoscimento “ chiederemo al ministero l’apposizione del vincolo indiretto, a tutela e fruizione dell’archeologia, considerato che in zona Pietralata, Ottavia e Tor Bella Monaca, i ritrovamenti archeologici saranno tutelati e messi a disposizione dei cittadini” come altre volte ricordato.

LA VIABILITA' - Sul piano trasportistico poi,  “abbiamo appurato che esiste una norma, l’art. 99 delle norme tecniche di attuazione al PRG del 2008, che rende obbligatorio lo studio della mobilità di zone interessate da pesanti interventi edilizi”. Insomma le strade da seguire sono molte, ma “servono coraggio, pazienza” e, nel caso si voglia impugnare la delibera regionale, anche una piccola “autotassazione”.

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