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Fosse Ardeatine, centinaia di studenti in corteo: "Ci avete sotterrato, ma eravamo semi"

Centinaia di studenti hanno sfilato in ricordo delle 335 vittime delle Fosse Ardeatine. Catarci: "Dai loro semi è rinata la nostra città ed il nostro paese. Ora dobbiamo raccogliere il loro testimone e puntare tutto sulla libertà e la democrazia"

A due giorni dall’anniversario dell'eccidio che costò la vita a 335 persone centinaia di studenti hanno percorso ordinatamente le strade dell’VIII Municipio, dalla Garbatella al Sacrario delle Fosse Ardeatine. Un lungo corteo cui hanno preso parte rappresentanti istituzionali e militari. Semplici cittadini e testimoni della barbarie.

UN AMORE PROFONDO - Alcune delle vittime di quell'efferatezza sono state pubblicamente commemorate.  “Mio padre aveva un amore profondo,  oltre a mia madre – ha ricordato il figlio di Enrico Mancini – era un bell’uomo e quindi qualcuno,  pensò si trattasse di un’altra donna. Invece Enrico  nutriva sì un amore grandissimo, ma non per una donna. Bensì per la democrazia e  la libertà che avremmo conquistato”. Era un seme di quella democrazia “imperfetta ma necessaria” per dirla con il Presidente Catarci, che consentì al nostro paese di rinascere dopo gli anni della guerra e dell' occupazione.

L'ECCIDIO - Le 335 persone che sono commemorate nel Sacrario delle Fosse Ardeatine, furono le vittime di una barbarie. “Non fu una rappresaglia – ha spiegato ai tanti studenti presenti il Colonnello Antonini – e quello di via Rasella non fu un attentato, un atto terroristico come qualcuno vorrebbe farlo passare. Si trattò infatti di una legittima azione dei partigiani e ci sono sentenze passate in giudicato che lo attestano. I partigiani volevano cacciare quegli invasori che volevano imporre un regime basato sulla violenza e sulla discriminazione razziale” ha sottolineato il Colonnello.

IL TESTIMONE - Dunque niente rappresaglia nazifascista. Eccidio è un termine più appropriato. Vale a dire una strage. “Oggi dobbiamo raccogliere il testimone che mette la libertà e la democrazia davanti a tutto – ricorda il Presidente Catarci – e lo dobbiamo fare raccogliendo un'eredità che ci è stata  lasciata. Da qui è rinato il paese e da questi semi  ha concluso il suo intervento pubblico il Presidente Catarci  si possono trovare le risposte per  una città prostrata dalla crisi e per un’Europa tra morti in mare, nelle strade e negli alberghi, adesso va ricostruita. Puntando su democrazia e libertà”.

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