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Le dieci condizioni per la “Pace” rifiutate dai “talebani”. Confermate le dimissioni

Il presidente del Municipio VIII aveva preparato un accordo basato su dieci punti attraverso cui "continuare a lavorare ed operare con la serenità e tranquillità". Proposte respinte

Non è andata. L’accordo tra il presidente dimissionario del M5s ed il gruppo dei nove consiglieri dissidenti, non è stato trovato. I tentativi, sono stati reiterati nel tempo. Da parte del Campidoglio, che aveva scelto per la mediazione il capogruppo Paolo Ferrara ed il consigliere Giuliano Pacetti. Ma anche da parte dello stesso presidente che, proprio nella mattinata del 5 aprile, alla scadenza del termine entro cui ritirare le proprie dimissioni, ha consegnato un elenco.

IL TENTATIVO DI PACE - Dieci punti, messi nero su bianco, attraverso i quali Paolo Pace ha cercato di disinnescare una crisi profonda. “Un accordo  che ha l’unico scopo di permettere a quest’amministrazione di poter continuare a lavorare ed operare con la serenità e tranquillità necessaria ai fini della realizzazione delle linee programmatiche approvate al solo ed unico vantaggio dei cittadini del Municipio VIII” ha premesso lo stesso Pace. 

GLI ASSESSORI - Inevitabile che, al primo punto, sia stata posta la conferma dell’attuale squadra di governo. Vale a dire degli assessori Altera, Guida, Pelagatti e Serafini. Dunque anche il vicepresidente che, in un primo momento, aveva palesato l’intenzione di lasciare l'incarico . Come già aveva annunciato a Roma Today, Pace ha anche affrontato la questione della  “scrematura dei CV, delle selezioni e della nomina dei nuovi Assessori a cura del Presidente che nella fase dei colloqui potrà essere affiancato da 3 consiglieri”. A questo si somma l’altra proposta forte: “L’assessore all’urbanistica sarà scelto a maggioranza dei portavoce che partecipano a questo accordo”.

LA RICERCA DI EQUILIBRIO - Dal terzo al decimo punto dell’accordo, Pace mette in fila una serie di richieste volte a mantenere quella “serenità e tranquillità necessaria”. Si va così dall’ “impegno a non firmare alcuna mozione di sfiducia”, al “riconoscimento dei diversi ruoli e funzioni tra Consiglieri, Giunta e Presidente. Dall’ “impegno dei consiglieri a sostenere le iniziative del Presidente e della Giunta nell’amministrare il territorio nell’interesse collettivo e delle linee programmatiche approvate” alla “cessazione di ogni opposizione interna”. Si chiede ai consiglieri anche di porre fine “ad ogni indebita ingerenza negli uffici municipali e d’intasamento/blocco delle attività amministrative”. Proposte respinte. Dimissioni confermate.
 

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